di FEDERICA E IOLANDA CARBONELLI

Padre Nicola De Monte scrisse che “la storia di un popolo è completa quando oltre i fasti civili, ne narra anche quelli religiosi” e sempre nel suo libro, “Una gemma del Gargano”, affermò che “ Il popolo Cagnanese ha tradizioni profondamente religiose: n’è prova il numero delle sue chiese, il suo culto alla Divinità, il suo Clero, le sue opere di beneficenza corporale e spirituale”. Il filosofo seicentesco Pascal affermava che “la fede si costruisce pian piano, soprattutto attraverso rituali”, ma qualche anno fa, grazie ad un nostro sondaggio, abbiamo rilevato che non tutti ritengono ancora opportuni tali rituali, infatti solo il 21% degli intervistati affermò che facevano parte della vita di fede di un cattolico. Ora, tralasciando che ci sarebbe da fare un vero e proprio discorso approfondito sulla concezione di fede, in sé e per sé, dei Cagnanesi (e non solo) di queste feste ora sappiamo che ci sono le illuminazioni, la fiera dell’8 mattina, il cantante il 10 sera, il concerto della banda il 9 sera, la passeggiata alla Grotta, le bancarelle, i fuochi d’artificio che ci piacciono ma per inerzia continuiamo a criticare… Insomma, tre giorni di movimento in un paese ormai latente.

Grazie alle parole di Padre Nicola De Monte, tenteremo di far comprendere meglio quali sono le origini di un culto, di un credo che siamo soliti, ormai, festeggiare ma che, in pochi, pare ne conoscano davvero le origini. Scrisse, infatti, il monaco: “ durante le due feste patronali – e propriamente nei giorni 8,9,10 maggio e 7,8 settembre – si tiene la fiera di animali bovini, pecorini, caprini, suini, equini e d’altro ancora. Sono entrambe accorsatissime, ma in modo speciale quelle di maggio, in cui, data la sua rinomanza – una delle più importanti della regione- vengono negozianti da ogni paese delle Provincie limitrofe ed anche da altri più lontani. (…). Il luogo destinato per la fiera , sino all’anno 1940 è stato la piazza vastissima di “Pietro Giannone” con parte della extramurale. In quest’ultimi tempi è stata trasferita, con più decenza del Paese e più convenienza dei compratori, fuori l’abitato e propriamente nello spazio che si estende insino ai pressi del Camposanto. (…) Durante detti giorni di fiera producono una visione particolarmente festosa i marciapiedi del corso per i moltissimo e vari manofatti esposti a terra o su panchette ai molti forestieri- i quali, oltre della merce mercantile talvolta riescono a comprare amorosamente e religiosamente delle graziose e belle fanciulle cagnanesi…Nulla di male!” .
Ecclesiasticamente, Cagnano appartiene alla “antichissima e illustre” arcidiocesi di Siponto, oggi Manfredonia. “Ab immemorali ha per celeste Patrono il glorioso protomartire Santo Stefano; ma nel secolo XVI ha voluto eleggersi anche un altro Protettore: San Cataldo. Questo celebre Santo nasceva all’alba del secolo VI in Irlanda, in un villaggio dal nome Cataldo presso la città di Lesmoria. Fin dalla prima infanzia, si rivelò prevenuto da grazie speciali.” (…) Dopo una barbarica tortura da parte del duca di Meltride, venne prima condannato a morte e poi, salvato da due angeli. Dopo di ciò “il popolo venerandolo pubblicamente innocente e santo, lo proclama Vescovo di Rachao. “. Secondo la leggenda il Santo giunse a Taranto per volere divino: si racconta che mentre era in Terra Santa, sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli disse di andare a Taranto per rivangelizzare la città, in mano al Paganesimo. Si recò così a Taranto e poi a Corato, vicino Bari, dove per tradizione, liberò la città dalla peste diventandone così patrono.
Morì a Taranto l’8 marzo tra il 475 e il 480 e fu seppellito nella chiesa di San Giovanni in Galilea.
Il culto di San Cataldo è legato anche alle opere di assistenza sanitaria ed enti pubblici che portano il suo nome in segno di fede e di riconoscenza per la sua protezione. Per questo San Cataldo è anche patrono di altre città del sud come Enna, Lecce, della città francese di Clermont, di Malta e di Cisgiordania(Betlemme).
“Oltre a San Cataldo, il popolo Cagnanese ha per coprotettore anche San Michele, uno dei sette arcangeli che stanno davanti al trono dell’Altissimo, e che, principe delle schiere celesti, al grido fatidico “Quis ut Deus” debellò il superbo Lucifero, “precipitandolo qual folgore negli abissi dell’eterno dolore”.
Egli era ritenuto guaritore, psicopompo (guida delle anime nel regno dei morti), apotropaico (capace di allontanare le forze maligne). San Michele è stato da sempre venerato come l’angelo guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio. Il suo culto è diffuso in tutto il mondo già dai tempi antichi, la sua venerazione, infatti, risale alla tradizione precristiana, quando i contadini e i pastori si rivolgevano agli dei Marte e Giove per allontanare da se peste e morte. Tutto l’Oriente era costellato da famosi santuari ai quali si recavano migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino, perfino il grande fiume Nilo fu messo sotto la sua protezione. Anche in Occidente ci sono opere, come la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca, dedicate al culto del santo Michele. In Italia sono in tanti i posti dove sorgono cappelle, chiese, oratori, grotte e monti a nome di San Michele tra cui, oltre a Cagnano, anche San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo, Poggio Imperiale e Cuneo.

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