San Cataldo, chi era il nostro Santo Patrono

Come ogni anno a Cagnano si celebra San Cataldo, il nostro Santo Patrono. Molti vedono nella festa solamente un motivo, o meglio, una scusa per festeggiare, dimenticando la grande figura che fu Cataldo durante la sua vita.

Come ogni anno a Cagnano si celebra San Cataldo, il nostro Santo Patrono. Molti vedono nella festa solamente un motivo, o meglio, una scusa per festeggiare, dimenticando la grande figura che fu Cataldo durante la sua vita.

Cataldo, vescovo e venerato come santo dalla Chiesa Cattolica, nacque tra il 400 e il 405 in Irlanda. Dai suoi genitori, Cataldo ricevette l’educazione all’amore per la preghiera, all’ubbidienza, all’ordine e, soprattutto allo spirito di sacrificio. Alla loro morte Cataldo decise di donare tutta la sua cospicua eredità ai poveri. Così divenne discepolo di  San Carthag, abate di Rathan, in Irlanda. Ordinato prima sacerdote e poi vescovo da San Patrizio, decise di recarsi a visitare la Terra Santa in abito da pellegrino valorizzare la sua fede e la conoscenza di essa.

Secondo la leggenda, il Santo sarebbe giunto a Taranto per volere divino: si racconta, infatti, che durante il soggiorno in Terra Santa, mentre era sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli avrebbe detto di andare a Taranto per ri-evangelizzare la città, in mano al paganesimo.  Così egli intraprese un lungo viaggio che lo portò nell’attuale Marina di San Cataldo, vicino Lecce.

Sempre secondo la tradizione, il Santo avrebbe lanciato il suo anello in mare per placare una tempesta. A Taranto, Cataldo compì la sua opera evangelizzatrice, facendo abbattere i templi pagani e soccorrendo i bisognosi. Successivamente si recò vicino Bari, a Corato, dove, per tradizione, liberò la città dalla peste diventandone così il patrono.

Morì a Taranto l’8 marzo tra il 475 e il 480 e fu seppellito nella chiesa di San Giovanni in Galilea. Il 10 maggio 1071 mentre si scavano le fondamenta per la riedificazione della Cattedrale (distrutta dai Saraceni) venne ritrovato il suo corpo, che fu riconosciuto da una croce d’oro sulla quale era incisa la parola “CATALDUS” .

La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli compiuti a Taranto tra cui la restituzione della vista ad un fanciullo, il ritorno in vita di un muratore, la guarigione di un cieco e di una giovane muta.

Il culto di Cataldo è legato anche alle opere di assistenza sanitaria ed enti pubblici che portano il suo nome in segno di fede e di riconoscenza per la sua protezione. Per questo San Cataldo è il patrono i molte città del Sud-Italia, della città francese di Clermont, di Malta e della Cisgiordania (Betlemme).

GIUSEPPINA IACOVELLI