Educare per prevenire

0
236
Bambini (stockvault.net)

Bambini (stockvault.net)Le strategie di intervento inerenti la malattia cardiovascolare, intraprese con efficacia nei decenni trascorsi, hanno consolidato l’evidenza che è utile trattare le persone che hanno manifesti sintomi di malattia, così come coloro che presentano rischio di malattia aterosclerotica. Da tale premessa è esordito l’approccio al soggetto sano che trova la sua ragion d’essere nella medicina di predittività. Sono note correlazioni che definiscono il legame tra la causa (fattore di rischio cardiovascolare) e l’effetto (danno endoteliale e formazione di placca aterosclerotica) per le quali è ritenuta utile un’azione che spezzi tale legame. L’azione medica è oggi indirizzata all’età pediatrica, per la quale si ritiene utile ogni strategia mirata ad impedire che i ben chiariti fattori di rischio cardiovascolare (dislipidemia, diabete, obesità, ipertensione, ecc.) possano indurre processi metabolici tali da sfavorire la salute vascolare del soggetto. Oltre ai termini di prevenzione secondaria e primaria, ora l’orientamento è quello della prevenzione primordiale (partendo cioè dai bambini).

In tale contesto, l’educazione svolge un ruolo centrale e di eccellenza. Educazione rivolta ai bambini e alle loro famiglie con l’obiettivo di renderli consapevoli che la salute di domani inizia oggi: rispettando gli orari del cibo e del riposo, rispettando le corrette quantità e qualità degli alimenti, mantenendo attivo il fisico quotidianamente e soprattutto favorendo il gioco.

A queste norme di buon comportamento, valide per tutti, va poi aggiunta la necessità di individuare soggetti che necessitino di attenzioni particolari sul piano medico. Si tratta di coloro che, per cause diverse, presentano  un aumentato rischio cardiovascolare. Tra le cause note si riconoscono, in particolare e principalmente, i disordini primitivi del metabolismo lipoproteico causa di ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia o riduzione della colesterolemia HDL (il c.d. “colesterolo buono”). Altri disordini ereditari comprendono la predisposizione all’ipertensione, all’obesità e al diabete, condizioni che correlano con un aumentato rischio di eventi quali infarto e ictus in età adulta. E non vanno poi trascurati i soggetti che assumono farmaci per altra patologia, presentano patologia infiammatoria cronica, disendocrinopatia, epatopatia o nefropatia cui conseguono alterazioni del profilo lipoproteico. Dunque, l’educazione anche in questi casi assume una valenza rilevante: essa riguarda, oltrechè il soggetto in causa, anche le persone che se ne prendono cura e, tra queste, i Medici. Un’adeguata conoscenza delle più recenti acquisizioni scientifiche nell’ambito della prevenzione cardiovascolare permette di effettuare una corretta valutazione di singoli parametri biochimici o di segni clinici. La conoscenza della necessità di intervenire in questi casi, oltrechè con misure generali, come quelle precedentemente indicate, anche con cure “straordinarie” mirate a stabilire un corretto approccio diagnostico e terapeutico, è fondamentale per la salute futura del soggetto in esame.

Le azioni da intraprendere riguardano, pertanto, un apporto nutrizionale adeguato all’età del soggetto, considerato il sesso e l’attività motoria praticata. Nella pratica clinica emergono, con estrema frequenza, errori nella impostazione quotidiana dell’alimentazione che, se perdurano e diventano abitudine, favoriscono l’insorgenza di sovrappeso o di obesità in soggetti predisposti. E’ in corso di pubblicazione, sulla prestigiosa rivista American Journal of Medical Nutrition, un articolo che evidenzia come soggetti adulti che consumavano due soli pasti principali al giorno, evitando la colazione, presentavano un rischio superiore di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto a chi consumava tre pasti. Gli autori sottolineano in conclusione l’effetto “protettivo” che la frequenza dei pasti esercita nel prevenire tale patologia. Al rispetto dell’orario per l’assunzione del cibo, si associa la necessità di assumere il cibo in modo “educato”: dunque seduti a tavola, masticando a sufficienza e distribuendo le calorie tra carboidrati complessi, proteine, grassi, fibra e acqua. Un ritorno al passato? Certamente la tradizione di effettuare dei pasti completi ottiene il consenso scientifico. L’alimentazione mediterranea, in particolare, è riconosciuta come l’eccellenza a tavola, ma a fronte di tale evidenza si osserva una sempre più carente assunzione di vegetali, ricchi in acqua, sale, vitamine e antiossidanti, a favore di alimenti ricchi in grassi e zuccheri, dunque altamente calorici e ad elevato indice glicemico. Educare precocemente sin dalle prime età della vita significa dare un imprinting al gusto e alla scelta dei cibi, favorire una buona abitudine che durerà nel tempo.

Il secondo presupposto, ma non per importanza, è quello dell’attività fisica e/o dello sport. La prima spesso coincide con il gioco che presenta una valenza superiore a quella del solo movimento: l’aggregazione sociale e la capacità di relazionare, nel bambino in particolare, assumono un significato formativo imprescindibile. Per l’attività motoria si possono evocare gli stessi presupposti precedentemente indicati e riassumibili nell’abitudine. Tale concetto, spesso sinonimo di “routine” con accezione negativa, rappresenta in realtà una consuetudine che giova al nostro equilibrio psico-fisico: ne migliora umore e autostima, forza e flessibilità. In merito alla durata dell’attività, 60-120 minuti al giorno costituiscono il limite minimo per i bambini e 30 minuti per gli adulti, benchè è in uso consigliare a questi ultimi 10.000 passi al giorno che corrispondono a circa 1 ora di camminata. Ciò richiede uno sforzo sia organizzativo che fisico, di cui saremo ampiamente ripagati, ed al quale è utile educarci anche per trasmettere tale consuetudine ai più giovani.

Famiglia e scuola rappresentano le sedi principalmente e tradizionalmente deputate ad avviare il giovane alla cultura della prevenzione. A queste, ora si affianca la Medicina con risorse aggiuntive in ambito diagnostico e terapeutico per un approccio personalizzato.

L’obiettivo è quello che “Ogni bambino nato nel nuovo millennio ha il diritto di vivere almeno fino a 65 anni senza soffrire di malattie cardiovascolari evitabili” (Bruxelles, Commissione Europea per la Salute – 14 febbraio 2000).

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.