di Francesco D’Augello

È da diversi giorni che sto riflettendo in modo serio sulle cause e sugli effetti disastrosi del così detto coronavirus, una terribile pandemia che si va diffondendo rapidamente in tutti i continenti e che sta paralizzando le attività e la vita stessa di intere popolazioni.

Così, a furia di riflettere e di meditare in silenzio su quanto già accaduto in Italia, in Europa e nel resto del mondo, ho maturato l’idea che questo maledetto coronavirus altro non sia che un vero e proprio castigo di Dio, inflitto all’uomo allo scopo di ricondurlo al rispetto della Natura e dell’intero universo in tutte le sue meravigliose rappresentazioni. Tanto più che l’uomo “moderno” dei nostri tempi, dopo aver dissacrato impietosamente il pianeta terra, ridotto oramai ad un cumulo di macerie, di rifiuti e di veleni, osa invadere persino gli alti cieli e di volersene addirittura appropriare per non so quali mirabolanti imprese spaziali – detto tra noi, più a scopi bellici che di pace -, ignorando che quei cieli sono sacri ed inviolabili perché è lì che Dio, dopo averli creati, ha fissato in eterno il suo regno e la sua dimora.

A tal proposito, mi viene in mente il Dio manzoniano della famosa poesia “Il Cinque Maggio”, quel Dio «che atterra e suscita, che affanna e che consola», del quale la nostra vita interiore sente vivo e pressante il bisogno che Egli esista per il bene dell’Umanità.

E allora, per far sì che la speranza di un futuro diverso e migliore si avveri, è necessario studiare un nuovo modello organizzativo della società, che getti le basi su un passato storico che non è troppo lontano dai nostri giorni.

Un ritorno al passato che vuol dire:

  • Ripristino di alcuni valori universali di alto contenuto morale, senza dei quali la vita degli uomini non avrebbe alcun senso;
  • Riedificazione di quelle sante e magnanime tradizioni, bruscamente spezzate da un modo di vivere sganciato da ogni regola di sano comportamento, quindi dispersivo di risorse e di energie preziose.

Il recupero dei valori universali perché necessari per esaltare le più alte virtù umane, e la riedificazione delle tradizioni perché rappresentano il libro più significativo della storia umana (Giambattista Vico), e perché sono esse l’ammaestramento dell’esperienza e del dolore dei secoli (Ugo Foscolo).

Mazzini, il fondatore della Giovine Italia durante il nostro glorioso Risorgimento, recava della grande poesia l’immagine pura di un «fiore che nasce dalle rovine ma si incolora dei raggi del sole che sorge». Ho citato Mazzini non a caso, ma per dire a tutti noi che se, dopo la triste esperienza del coronavirus, dimostreremo di aver capito bene il significato della suddetta punizione di Dio, e tutti insieme avremo rispettato scrupolosamente le regole comportamentali che ci sono state imposte dal Governo, allora sì che potremo sperare davvero che anche sulla nostra bella e amata Italia possa splendere lo stesso sole che ha acceso di colori variopinti il fiore suddetto nato dalle rovine e, insieme, anche un altro sole, ancora più radioso, che in tempi ormai lontani sorgeva libero e giocondo sui colli fatali dell’antica Roma, cosparsi di gloria e di spessore.

Potrebbe essere questa la nuova Italia che desideriamo da tempo, avente sempre la stessa bandiera tricolore, ma pacificata e purificata in tutte le sue strutture istituzionali.

Auguri a tutti!

Francesco D’Augello

 

Cagnano Varano, 15/04/2020