Eravamo un prato, non tanti fili d’erba

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Una foto scattata dal No stress Fly Team

Alias, carta d’identità di un cagnanese.

Abbiamo appreso la scomparsa di Nazario Papa, un cagnanese di soli 52 anni che da anni viveva fuori paese. Nazario è stato per diverso tempo un collaboratore del nostro magazine e vogliamo ricordarlo con uno dei suoi pezzi significativi sull’essere cagnanese ‘all’estero’. Tutta l’associazione si stringe in un abbraccio attorno alla famiglia Papa.

Roma – 25 febbraio 2009

Finalmente ci ero riuscito! La mia pallina da Golf era lì, a neanche un metro dalla buca: un tiro facile; i miei distinti compagni di gioco del Club osservavano.

Non era stato facile arrivarci: un anno di pratica con il maestro, poi mi ero messo a studiare l’esame orale per le regole del Golf e infine avevo superato anche l’esame pratico: manco fosse una laurea, quella del golfista! A Cagnano, un tempo avevo giocato a biglie (pur sempre palline!) sul “liscio di nguallicchio”, ….e senza laurea!

Ora invece era il mio primo giro su un campo da golf vero, con un gruppo di persone elitarie!! Il Golf Club Fioranello, poi, aveva fama di essere tra i più snob di Roma: nel parco dell’Appia Antica, l’antica via dove Spartaco e i suoi seguaci erano stati crocifissi, tra le rovine dell’antico acquedotto Romano, la tomba di Cecilia Metella,. Per me che, come voi, ero nato e cresciuto negli amati immondezzai di Cagnano, avevo giocato da bambino come tanti nell’Orto di Scighialina…saltato “macere e sciumare”…e puntualmente punito da mio padre quando lo scopriva! …beh, quel momento rappresentava una bella sensazione.

Ero dunque lì, stavo preparando il tiro: la routine per calibrare direzione e forza e mandare in buca la pallina.

Troppo concentrato a fare bella figura!…. altrimenti avrei notato che molte delle signore socie del Golf Club avevano l’aria  di “tardone” che in gioventù avevano fatto 13 accalappiando e sposando qualche riccone (magari anche nobile), e che per questo vivevano nelle ville dell’Appia Antica: il genere contessa de Blanc, per intenderci.

Colpisco la palla: si dirige verso la buca, la forza giusta, direzione anche… prende il bordo della buca e…e…e… anziché caderci dentro ci gira attorno e se ne esce fuori! Una “virgola” nel gergo del golf. “Accidenti che sfortuna”. No, non ho detto proprio così: ho detto, in perfetto dialetto cagnanese: “la putt..(beep)…d’  mamm’ta”, indirizzato alla pallina. Non so cosa abbaino pensato i miei nobili avversari golfisti…ma probabile che non abbiano neanche capito l’imprecazione! Loro mantengono l’aplombe. Forse hanno pensato a una frase segreta….

Eccolo il segreto: quando parte una imprecazione incontrollata, dal profondo di me stesso….esce fuori in Cagnanese.

Più tardi ripensandoci, ho avuto una illuminazione: tutto era cominciato alcuni anni prima (ma allora non lo sapevo ancora). Mi ero procurato un libro: “Identità di un ebreo” di Jean Paul Sartre. Come ci ero arrivato a quel libro? Da un altra storia: un ragazzo americano, di famiglia ebrea, biondo, atletico, sportivo di successo, che a un certo punto ritorna in Israele e diventa attivista della causa del popolo ebraico. Eppure in America non professava la fede ebraica,  non andava in Sinagoga, non frequentava la comunità ebraica. Dunque cosa c’era dentro di lui che ne faceva un ebreo “lo richiamava alle radici con una forza di cui neanche lui era consapevole”? Poteva valere anche per un cagnanese? Quale era la “Carta di identità di un cagnanese”? In cosa affondano le radici di una identità? Non sarà mica solo un fatto anagrafico?

Non era una riflessione facile da fare: bisognava confrontarsi con altri Cagnanesi che come me vivevano fuori; ma eravamo in città diverse, neanche ci conoscevamo. E a dire il vero sembrava anche un discorso che da ragazzi sentivamo fare agli emigranti che tornavano a Cagnano: non era molto alla moda fare riflessioni di questo tipo. Poi arrivò l’idea rivoluzionaria.

Arrivò tramite Facebook, il Social Network che consente di ritrovarsi a far due chiacchiere in nostalgia con vecchi compagni di scuola, di militare o, appunto, compaesani in giro per l’Italia o per il mondo. La nuova generazione di emigranti, la riscossa: non più con valigia di cartone e spago, ma con laurea, computer e professionalità avanzate (tanto avanzate ché a volte non riesci neanche a spiegare ai tuoi che lavoro fai!). Ma una in particolare era stata l’idea sorprendente.

Alcuni iscritti avevano avuto la brillante idea di creare su Facebook un gruppo di ritrovo (virtuale, una specie di bacheca su internet) per i Cagnanesi. Wow! quanti e-cagnanesi che si erano iscritti, di varie età da più parti di Italia (e oltre). Gli argomenti di discussione erano davvero carini: proverbi cagnanesi, soprannomi, cibi tipici, ricordi…..E con loro, abbiamo cercato di capire. Per capire che sei un prato e non un filo d’erba, devi vedere gli altri fili d’erba attorno a te. Fu bello fare la scoperta..eravamo un prato, non tanti fili d’erba.

Perché sei cagnanese? Sarà mica solo una questione di carta d’identità? Cosa fa di un popolo un’identità? Cosa ti porti appresso di cagnanese, nonostante tutti i cambiamenti della tua vita?

Ci siamo scoperti, tutti assieme ci siamo ritrovati in una “comunanza”:  le imprecazioni in cagnanese, anche se viviamo a Barcellona o a Milano; sarà strano per molti, ma noi facciamo distinzione tra olio vecchio e olio nuovo; e non riusciamo a immaginarci pane e pomodoro senza l’origano sopra; e poi ancora, manteniamo una “grasta” di basilico sulla veranda; abbiamo i ricordi del minicaliffo, della vespa con il 125 sotto, e dell treruote senza porte; e poi, i profumi del frantoio; la foto del Lago o del paese (appesa in camera o sulla bacheca di facebook); sappiamo, tutti noi e solo noi, cosa è l’uovo di Pellanera; e ancora, …la sensazione di appartenere a una lobby segreta per il solo fatti di conoscere i SAVZODD oppure i TANN D’ CHICOCCIA (difficile anche scriverlo!!); e poi i luoghi (Murge di San Giuvann, Sciumara, n’mezza la coppa…), i giochi (SCAR’CA LA BOTTA), i personaggi (quanti ricordi), i variegati soprannomi (che fantasia!); e le abitudini in comune (per esempio lamentarci sempre del nostro paese salvo il fatto che se ne parliamo a qualcuno “di fuori” ci spendiamo a elogiare la bellezza dei luoghi in cui siamo cresciuti”!)

Ognuna di queste bacheche a tema, è stata una scoperta della nostra identità: CUCINA/CIBI,  STORIA, LINGUA,  TRADIZIONI,  ABITUDINI,  IMMAGINI COMUNI,  STORIE, EDUCAZIONE E RICORDI COMUNI. Eccola la carta d’identità del cagnanese, il filo conduttore che ci unisce, la lobby cui apparteniamo, la parte hard del nostro codice personale.

Giornata  primaverile: sono a casa a Roma, ho la mia “GRASTA DI BASILICO” in mano pensando a quale sia la posizione migliore in cui metterla. La mia compagna  sistema dei vasi di fiori….mi guarda e mi dice: “sarai pure un manager IBM che ha girato il mondo… ma nel tuo profondo ci è rimasto un cagnanese!!”.

Nazario Papa