Se il futuro diventa una minaccia

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Siamo certi che essere giovani oggi sia drammatico? Che trovare un lavoro sia un’impresa disperata? Non è piuttosto una proiezione di genitori con la testa rimasta sotto le macerie del Muro di Berlino, incapace di spalancare gli occhi davanti alla rivoluzione tecnologica che ci ha portato alla società della comunicazione?
Avevano più prospettive i ragazzi usciti dal guscio familiare mentre l’Italia agonizzava davanti agli arresti dei politici che si erano spartiti le casse dello Stato? O quelli che prendevano la maturità quando in Italia il terrorismo trucidava innocenti per strada? È vero, oggi stiamo varcando una linea d’ombra che richiede un mutamento radicale di mentalità, e qualcuno ha detto che non cambia colui che è intelligente ma solo quello disposto a farlo davvero. Un ministro all’epoca ci aveva definito bamboccioni se dopo i diciotto anni fino ai trenta siamo ancora a casa con i nostri genitori. Un’altra, che tanto ricorda un coccodrillo (che prima mangia i figli e poi piange), dopo aver sistemato la figlia nella sua facoltà a Napoli, ha annunciato che il posto fisso da oggi sarà un miraggio e che, coloro che si laureano dopo i ventotto anni sono degli sfigati. È vero, sull’appellativo ha ragione: siamo sfigati perché siamo stati sempre governati da gente che ha pensato a riempire le tasche proprie e dei loro cari, anziché capire che la poltrona su cui sedevano era un premio, un oggetto da tenere con cura, che avrebbe salvato, aiutato e, magari conservato, vita, futuro e ipotetiche carriere di miliardi di gente, che oggi più che mai, si ritrova a fare i conti con sovrannaturali tasse, più che salate completamente indigeribili, suicidi a go-go, furti che si susseguono a velocità pazzesca come in una pellicola cinematografica e giovani che si vedono sfuggire i propri sogni di mano, come in un film di fantascienza dove il ladro dei sogni si avvicina a te silenziosamente e di colpa ti priva di tutti i tesori che tenevi gelosamente custoditi.
Credo che la globalizzazione offra tanti rischi ma anche tante opportunità se si ha voglia di immaginare, esplorare, e continuare a sognare…. Fuori il mondo si muove, e non è solo una questione di fisica planetaria. È solo dentro che si può morire. Soccombe solo chi resta intrappolato in una sterile quotidianità senza entusiasmi. Ci sono ragazzi che non si abbandonano al finire degli eventi, costruiscono percorsi propri, spesso provando l’avventura all’estero. Sono i giovani che sognano ancora e vanno alla ricerca del loro futuro. Ovunque sia. Sono coloro che hanno guardato alle polemiche su sfigati e bamboccioni con crescenti gradazioni di rosso in volto e hanno tirato comunque diritto. Sono coloro che osservano la costruzione del nuovo mercato del lavoro; coloro che si inventano, con spirito di iniziativa, nuovi percorsi che li portano anche in giro per il mondo, per poi, magari, rientrare in casa.
Pubblicato sul numero di novembre del magazione

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