‘La mafia innominabile’-Domani il procuratore Seccia a Cagnano

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La locandina dell'evento
La locandina dell'evento
Parlare di mafia è spesso un tabù che mette ancora paura. Cagnano , location nel 2010 di un duplice omicidio ma anche di faide e illegalità, ospiterà il procuratore capo di Lucera Domenico Seccia per la presentazione del suo volume ‘La mafia innominabile’, una riflessione ma anche un augurio per una nuova pagina della storia del territorio per il 2012. L’incontro, che si terrà nell’aula consiliare del comune garganico il domani alle 18.30 è organizzato da Schiamazzi e dal blog ‘Amara Terra Mia’ e vedrà, oltre al procuratore, i saluti diPalma De Simone- consigliere delegato cultura Comune di Cagnano dialogheranno con l’autore in sala:

– Don Luca Santoro – parroco e responsabile diocesano Azione Cattolica

– Piero Paciello- direttore quotidiano ‘L’Attacco’

– Sabatino Del Priore- Avvocato

– Giuseppe Mascia Presidente – Associazione Antiracket Vieste

Per combattere la mafia bisogna comprendere il territorio in cui cresce, conoscere i suoi codici, le regole e il linguaggio. Bisogna soprattutto analizzare quel misto di consenso, silenzio e sottovalutazione – anche giudiziaria – che ne ha determinato il successo. Analizzare la mafia del Gargano comporta tutto questo, con l’aggravante che questo fenomeno criminale è stato a lungo sottovalutato, perfino non nominato. Eppure questa è una delle più pericolose mafie italiane, la più spietata tra le pugliesi. Quella che per un trentennio era considerata semplicemente una faida di pastori governata da leggi ataviche per il controllo dei terreni e delle greggi, in realtà era una lunghissima scia di sangue per il controllo del territorio, di estorsioni e traffici illeciti da esercitare. Domenico Seccia, Procuratore Capo di Lucera, tra i primi ha indagato l’esistenza di una mafia fino ad allora negata finanche con le parole, utilizzando il termine “faida” al posto di “mafia”, e rimandando così ad una minimizzazione e ad un isolamento non solo linguistico ma anche fattuale dell’episodio criminoso. Ha ottenuto questo riconoscimento per via giudiziaria con sentenze che hanno decretato ufficialmente l’esistenza della mafia garganica. Tutto questo è raccontato nel volume La Mafia Innominabile, pubblicato dalla edizioni la meridiana nella collana passaggi (pp. 164, Euro 16,00). L’autore ricostruisce la genesi di questa lunga guerra mafiosa che ha visto contrapporsi nella città di Monte Sant’Angelo i clan dei Li Bergolis da una parte e quello dei Primosa-Alfieri dall’altro dando vita ad omicidi plateali quasi sempre conclusi con colpi sul volto della vittima per sfigurarla e renderne impossibile l’omaggio dei parenti, come estremo sfregio e disprezzo per il morto. Una mafia dalla lunga memoria, capace di serbare rancore e perpetrare vedetta dopo molti anni. Una mafia che si tramanda di padre in figlio per difendere l’onore della famiglia e della propria “roba”. Dice Seccia: «La regola è “se tocchi la roba mia sei morto”. […] La roba è la roba che passerà al tuo sangue e che si è ricevuto dal proprio sangue. Il confine della terra è il confine del tuo corpo». Una mafia “montanara” (inizialmente arroccata nei paesi interni di Monte Sant’Angelo e San Nicandro Garganico) che, approfittando dell’assenza dello Stato, si è spostata a valle coinvolgendo i paesi di Vieste a Manfredonia dando origine a quella che Seccia definisce la seconda mattanza. Ed è proprio la disaffezione dello Stato ad aver permesso lo strapotere dei clan criminali sul Gargano: «Nella partita con la sovranità sul Gargano, finora lo Stato non ha ancora vinto. Per lunghi tratti la partita non è stata nemmeno giocata, perchè si è stati intrappolati nella gabbia dell’ideologia della mafia invincibile. O perchè si è ritenuto che la forza mafiosa incarnasse, in questo territorio, la legge di tutti». La Mafia Innominabile ricostruisce gli eventi, le terribili vendette, la tribalità degli episodi avvenuti quasi all’interno di un vuoto istituzionale. E’ partendo dalla memoria e ribadendo la centralità della testimonianza che si può dare vita ad una nuova fase di conoscenza e superamento dell’assurdo fenomeno.

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