L’ultima intervista a Mons. Michele Castoro “La Festa non deve diventare solo spettacolo”

Riproponiamo l'ultima intervista del vescovo mons. Michele Castoro rilasciata nel 2013 in occasione della Festa Patronale: il nostro modo per ricordare un uomo semplice ma allo stesso momento straordinario.

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Quante volte ci siamo chiesti se sia ancora un momento di fede la Festa Patronale o si riduca tutto a luci e lustrini. Per cercare di capire questo e altri problemi riguardanti il cristianesimo nel terzo millennio, avevamo fatto qualche domanda al vescovo della nostra diocesi, mons. Michele Castoro, scomparso prematuramente sabato notte. Vi riproponiamo questa nostra ultima intrervista
Cagnano si appresta a celebrare i suoi Santi Patroni Michele e Cataldo. Con quale spirito bisogna accostarsi a questa celebrazione per evitare che si riduca al semplice momento di festa o di tradizione? Qual è il ruolo dei Santi Patroni nella ricerca della comunione con Cristo?
“Le feste e le cerimonie sono parte essenziale della vita umana; purtroppo, molte di queste feste vengono oggi considerate come semplici giorni di vacanze, dimenticando il loro significato originario. La pietà popolare è radicata nella tradizione ed esprime la memoria di un popolo. Certo, essa deve essere purificata e rinnovata! Perché senza una componente interiore c’è un grande rischio che i simboli, le processioni, le devozioni diventino una consuetudine vuota, formale, di routine (perché si faceva sempre così) e peggio ancora una superstizione.
Tutto quello che si fa deve essere manifestazione di vera preghiera comune e non diventare mai un semplice spettacolo.
Circa il ruolo dei santi Patroni nella ricerca della comunione con Cristo, essi sono i testimoni della fede, mediante l’esempio della loro vita. Essi contemplano Dio, lo lodano e non cessano di prendersi cura di noi. Possiamo e dobbiamo pregarli d’intercedere per noi e per il mondo intero”.
Come si fa a parlare di gioia e speranza nella fede in questo difficile momento storico che vede molte famiglie non arrivare a fine mese da un lato, e le giovani generazioni sempre meno devote?
“Insieme ad altre istituzioni, la Chiesa sta cercando, in ogni modo, di condividere il peso delle tristezze e delle angosce dei nostri contemporanei, convinti che compito primario della Chiesa sia testimoniare la gioia e la speranza originate dalla fede nel Signore Gesù Cristo. L’opera della Caritas e delle parrocchie in favore dei poveri e delle famiglie in difficoltà è in questo periodo impagabile.
In questo difficile momento storico, credo che prima di tutto occorra mettere in comune le risorse e progettare insieme il futuro, con uno sguardo realistico al contesto storico nel quale siamo chiamati a offrire la nostra testimonianza cristiana.
Inoltre, dobbiamo saper affrontare il momento presente con piena fiducia nella presenza tra noi di Cristo risorto e con il coraggio che ci è donato dall’azione decisiva dello Spirito Santo. Solo così potremo anche noi «andare al largo», salpare senza paura, non temere la notte infruttuosa, riprendere con
fiducia la pesca.
La Chiesa nei momenti di difficoltà si è affidata a figure dal grande spessore umano, come San Francesco, ed è proprio a lui che si rifà Papa Francesco. Quali sono le nuove sfide che la Chiesa e il nuovo successore di Pietro dovranno affrontare?
Tra le grandi sfide che riguardano la famiglia umana e che reclamano risposte sempre più urgenti, sono da esaminare al negativo e al positivo: la crisi del pensiero; la carenza di sentimenti di fraternità; l’orientamento umanistico da dare alla globalizzazione; un modello di sviluppo che non sia soltanto consumistico e materialistico; la rinascita della morale e della politica; la povertà diffusa; la gestione dei beni collettivi, comprese le risorse energetiche; la riforma delle istituzioni internazionali; il superamento della crisi finanzia-ria ed economica; la strutturazione etica della finanza e dell’economia; il su-peramento delle ideologie; la salvaguardia dell’ambiente; l’aiuto ai Paesi più poveri.
Possiamo, perciò, affermare che si tratta di educare i credenti a costruire su Gesù Cristo l’edificio della propria esistenza, inclusa la dimensione sociale. E Papa Francesco ci sta dando un affascinante esempio di come si possano e-saminare le questioni sociali alla luce del Vangelo.
Molti giovani si dichiarano lontani dal cattolicesimo per alcune prese di posizione come quelle su aborto, eutanasia. È possibile tentare una conciliazione tra valori cristiani e il mondo che cambia?
In un mondo che sembra aver smarrito il senso di orientamento, dove tutto sembra lecito, dove non si accettano regole, dove si rivendicano solo diritti, i primi a soffrirne sono proprio i giovani. I giovani, infatti, per la particolare condizione della loro età hanno bisogno di punti di riferimento credibili. Essi sembrano distratti e superficiali, invece essi hanno delle risorse grandi, che non possiamo ignorare: la sincerità, la capacità d’amare, la generosità nel donarsi. Per esprimersi al meglio, però, i giovani hanno bisogno di trovare spazi di riflessione e di ascolto. E noi dobbiamo aiutarli e accompagnarli con discrezione ad entrare più profondamente nella loro vita. Oggi è richiesto anche il loro contributo perché il nostro mondo sia sempre più umano e più vivibile. Sto chiedendo ai parroci di tenere aperte più a lungo le Chiese e i luoghi di ritrovo parrocchiali, ma chiedo anche ai giovani di modificare certe loro abitudini, come quella di scambiare la notte con il giorno.
Credo che dobbiamo cercare di osare di più, cioè di provare con più audacia a fare proposte pastorali in quei campi nei quali l’azione della Chiesa è oggi più difficile: il mondo giovanile e della scuola, il mondo della cultura e del lavoro. E poi ancora la famiglia. Sono questi i luoghi della missione oggi, accanto alle numerose occasioni quotidiane della vita di una parrocchia”.

di EMANUELE SANZONE