“Il sonno limpido del mare”, il primo poema di Samuele M. R. Giannetta

Il giovane autore cagnanese presenta a Roma la sua prima fatica letteraria ad un anno di distanza dalla vittoria del Concorso Letterario Rovo

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di Sarah Pelusi

“Il sonno limpido del mare”, il primo poema di Samuele M. R. Giannetta, edito da L’Erudita, un marchio di Giulio Perrone Editore S.r.l., (Roma, 2017), dai versi immersi in acque chiaro scure ed in balia di un susseguirsi di nuvole “morbide e leggere”, “cariche di pianto” che si rincorrono veloci nel cielo della narrazione, è incentrato su un presente narrativo – già passato – che si snoda sul tema dell’addio e della struggente capacità della Perdita di contaminare ogni atomo del nostro organismo, della nostra mente, dei nostri sogni e del nostro sentire. È una perdita, quella della persona amata, che biograficamente l’autore ha sperimentato recentemente e che è trattata con delicatezza, tra speranze smorzate e figure che incarnano la consapevolezza dell’autore, nella presenza-assenza di un amore onnipresente, dedicato alla persona scomparsa e da questa, profondamente e ancora, corrisposto.

Non il rimpianto, dunque, ma il tenero ricordo, non solo l’angoscia del presente, ma anche la passione di un amore, ormai eterno, di cui avvertiamo ancora i morsi sulla pelle e gli odori familiari che, dalla stretta di un abbraccio, arrivano fino a noi, grazie alla maestria di un poeta giovane e già tanto capace di trasmettere vibranti sensazioni. Dall’urlo disperato verso un cielo fattosi troppo cupo, ci ritroviamo al calore di un letto dalle lenzuola sgualcite, ancora tiepide, in cui i sogni degli amanti si rincorrono, ancora e per poco, veloci e gravidi di futuro.

Samuele M. R. Giannetta
Samuele M. R. Giannetta

Versi che non sono altro che l’istantanea dell’urgenza di un canto a cui il poeta non vuole rinunciare, “ […] ma io non voglio/ più cantare e sono/ un bugiardo.”: non può non continuare a dedicare parole e sguardi carichi dell’amore più puro a chi lo incendia, ancora nell’assenza, e l’ha condannato a bruciare infinito.

Il cuore accelera, quello del poeta ed il nostro, quando più volte al giorno torna a trovarlo il ricordo: una visita che tradisce, a volte con dettagli affettuosi del poeta, la propria non corporeità, un amore che non fugge, ma per sempre si annida nelle balze dell’anima. Non è un semplice flashback, ma presenza, costante, che quasi a voler giocare con chi è rimasto, lo spettina, lo stringe a sé e popola i suoi pensieri, diurni e notturni, presenti e futuri. Raffinate tele che riportano a contatti che non sono più, ma evocano un segreto, quello della passione, sempre viva, “ […] Lino prezioso/ che mi vizia e mi assorbe […]”, ancora forte, che a sera torna a tormentare l’animo di chi è ancora, solido nei versi, nonostante tutto, vivo, in riva ad un mare che è universale, come lo sono la perdita e l’amore stessi.

È l’acqua del mare, la cui precisazione geografica non ci è rivelata, ma che osiamo immaginare possa essere identificata, data la biografia di Samuele, originario di Cagnano Varano (FG), nel tratto di mare Adriatico che bagna l’istmo di Capojale, sul Gargano, a fare da filo conduttore dei suo versi.

Da sempre al mare si è rivolto chi è desideroso di comprendere, o semplicemente di smettere di provarci, e l’elemento acquatico, già nell’immaginario classico è stato simbolo della ricerca di sé stessi, di delusioni curate in balia delle onde e del suo pericoloso incresparsi, sfidando la vita e conferendole, grazie al periglio, un valore rinnovato.

Da sempre al mare si è rivolto chi è desideroso di comprendere, o semplicemente di smettere di provarci

Il poeta riproduce delle istantanee carnali dalle quali è difficile distogliere lo sguardo durante la lettura e che ci catturano e travolgono come due corpi nudi, colti dalla passione, in una “cosa del tutto naturale” come lo sono l’amore o la lettura di questo poema. Con evocative parole e versi, il cui ritmo spesso spezzato, rimanda a una danza amorosa che intuiamo nei “tremolii delle sere” e “dalle bocche da saziare”, nei corpi “liquefatti e stretti”, nella “rete di voglie” e i sandali in legno, tipici del lago di Varano, che si cullano in balia di correnti che dissetano gole appena lenite da “[…] miele/ di cuore selvaggio”, Samuele ci accompagna, in un viaggio che mai dimentica l’elemento naturale primario, il mare ed il paesaggio che lo circonda, silente, entusiasta e sorpreso di accogliere l’esperienza vitale, facendo spesso anche riferimento, come se di un paesaggio si trattasse, all’infanzia, non solo sua, ma anche dell’altro che diviene anche nostra.

Siamo nudi nelle acque del sacco amniotico, siamo nudi di fronte alle acque dell’amore vero che invade e scava i terreni più aridi, solchi per sempre marcati nel petto di chi ha provato la sua potenza. Nudi rimaniamo di fronte a questi versi e così, inermi, ci piace immergerci con il poeta nel suo verde mare e provare a trattenere, insieme a lui, il respiro, guardando con gli occhi aperti, da sott’acqua, a quel cielo in cui chi non c’è più, trascorre le sue giornate “tra polveri/d’idrogeno e d’elio” in un sonno lungo, di cui non ci è dato di sapere.

Tra abbandono e delicatezza, luci e versi, ritagli di pelle, vegetazione e acqua, l’autore ci introduce in un mondo carico di sentimento, quello del Samuele già vincitore del primo premio della sezione poesia del Concorso Letterario Nazionale il Rovo nel 2016, che scrive un poema dalla reazione all’impossibilità di comprendere l’assenza e dalla volontà di mantenere, attraverso la meticolosità del verso e la sua compostezza, per sé stesso e per il lettore, una infinita conversazione con l’amato.

Scheda del volume