Palazzetto dello Sport: la maledizione è finita?

Palazzetto dello Sport, la maledizione è finita?
Palazzetto dello Sport, la maledizione è finita?

‘Benvenuti a Cagnano Varano’ si legge sull’insegna che campeggia su via Aldo Moro, che dalla superstrada, passato il camposanto, conduce in direzione Chiesa San Francesco. Lo sguardo poi si posa sulla sinistra, prima della strada per Capoiale. Eccolo lì il Palazzetto dello Sport, imponente e fragile allo stesso tempo, come un gigante buono che da tempo immemore ha smesso di lottare. O che magari non ha mai iniziato a farlo. La maggior parte dei cagnanesi dentro non sa com’è fatto, se lo immagina soltanto. I vandali che negli anni l’hanno invece lo conoscono molto bene, dalle porte divelte fino alle immondizie varie sparse qua e là. Per fortuna qualcosa potrebbe cambiare, anzi è ormai notizia: la Provincia ha finalmente deciso di prendere il toro per le corna e appaltare i lavori di “recupero funzionale della palestra e dell’area di pertinenza da annettere al Liceo Classico De Rogatis di Cagnano Varano”, come titola il progetto. Ma andiamo per ordine.

Le origini

Ricordate il Mondiale di Calcio svoltosi in Italia nel 1990? La Nazionale Italiana si classificò al terzo posto dopo una semifinale con l’Argentina che ci vide prima in pareggio (grazie al gol di Schillaci) e poi, dopo un estenuante match, perdenti ai rigori con gli errori di Donadoni e Serena. In quell’anno, in occasione del più grande appuntamento calcistico del pianeta, il governo guidato da Bettino Craxi con il decreto-legge 3 gennaio 1987, n. 2, aveva varato misure urgenti per la costruzione o l’ammodernamento di impianti  sportivi, per la realizzazione o completamento di strutture sportive di base e per l’utilizzazione dei finanziamenti aggiuntivi a  favore  delle attività di interesse turistico. Si autorizza “la spesa di dieci miliardi, trenta miliardi e trenta miliardi di lire, rispettivamente negli anni 1987, 1988 e 1989, per la concessione di contributi in conto capitale ai comuni in cui si realizzano interventi”. Nel 1987 il Comune di Cagnano, sfruttando quindi questo filone di finanziamenti per l’impiantistica sportiva, propone il progetto che viene subito bocciato. L’anno successivo, con una nuova amministrazione, con alcune modifiche al progetto iniziale, l’idea viene finanziata. L’importo è di 3 miliardi 650 milioni di lire (circa 1 milione 800mila euro attuali), il primo stralcio è di un miliardo e 100 milioni di lire e viene cantierizzato nel 1994. Il secondo stralcio non verrà mai avviato. In seguito, a spese del comune, vengono realizzati altri interventi (come l’intonaco esterno).

Il Comune di Cagnano, per evitare che l’opera restasse inutilizzata e nello stesso tempo consentire alla scuola superiore che nel frattempo era sorta nelle vicinanze lo svolgimento dell’attività didattiche ginnico – sportive, con la nota n.4931 del 29 giugno 2006, espresse la volontà di cedere in comodato d’uso alla Provincia la struttura sportiva nello stato di fatto in cui si trovava, prevedendo a carico della Provincia l’onere delle necessarie spese di ripristino, utilizzando i fondi già destinati alla costruzione di una nuova palestra per il Liceo De Rogatis.

“Il finanziamento complessivo (iniziale)– aveva dichiarato a Schiamazzi nel 2007 il tecnico comunale Antonio Di Nauta – non è stato dato tutto insieme ma si è avuto per stralci e questo ha comportato la dilazione del tempo: non è stato costruito nei tempi previsti ma c’è stato bisogno di più tempo, in effetti. Poi per poter utilizzare un opera pubblica c’è bisogno che essa sia completata e collaudata. In verità si voleva dare una sistemata veloce all’esterno, per evitare che i giovani che si recavano al palazzetto dello sport potessero imbattersi in chiodi arrugginiti o roba di questo genere perché l’esterno non era ancora completato. Si stava pensando di sistemare con un largo massetto, un viale che guidasse i giovani dalla statale all’ingresso del palazzetto evitando che questi si ferissero. Mentre stavamo reperendo questi fondi abbiamo visto lo sfacelo.  Abbiamo chiesto alla Provincia se al posto di creare una nuova struttura sportiva, può utilizzare questi fondi per il palazzetto in cambio della gestione dell’edificio durante le ore antimeridiane in modo tale da riservare la struttura durante le ore pomeridiane alle associazioni e a iniziative sportive e culturali del nostro paese. Stiamo, dunque, aspettando i finanziamenti dalla provincia per poter avviare i lavori di manutenzione e riparare i danni”. Questa era la situazione del 2007, sei anni fa.

Un anno e mezzo dopo, esattamente il 9 dicembre  2008, il consiglio provinciale con una delibera (la n. 526), dispone l’acquisizione dal Comune del palazzetto e approva il progetto di recupero della struttura per un importo di 500mila euro, con un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti.

Dopo un silenzio totale di cinque anni, si arriva quindi al 2013, quando la delibera di giunta provinciale n. 77 del 15 marzo di fatto apre le procedure per il bando di gara sul palazzetto che viene pubblicato ad agosto.

Nel frattempo, l’opera dei vandali non si arresta, anzi, complice la mancata vigilanza della struttura, provoca nuovi danni, come riferiscono i progettisti.

Lo stato attuale

Sono i progettisti Denise Decembrino e Paolo Argentino ha darci una precisa e amara fotografia dello stato di fatto del nostro palazzetto: “La palestra, incompiuta, è rimasta per lungo tempo alla mercé di vandali che non si sono fatti scrupolo di apportare il massimo danno possibile. Si è appiccato il fuoco in più punti e in momenti diversi utilizzando quale materiale da ardere le porte interne (in tamburato) una volta divelte. L’azione vandalica è riuscita anche a deformare le porte REI presenti nella struttura.

Delle linee elettriche non c’è rimasto che il sottotraccia; in qualche punto sono visibili dei cavi residui. Tutte le lampade (tranne quelle del corpo palestra), gli interruttori, le prese e quant’altro asportabile è sparito. Come sono spariti tutti i componenti dei quadri elettrici e, talvolta, i quadri interi.

L’impianto di riscaldamento ha resistito. Ma non il bruciatore della caldaia (presumibilmente a gasolio) che è scomparso.

Fortemente danneggiati risultano tutti gli infissi esterni per i quali c’è da riscontrare il cattivo funzionamento degli arganelli di comando delle tapparelle, l’avvenuta asportazione di ante da gran parte degli infissi; a molti è stato dato fuoco con gravi danni anche per gli interni; molti sono deformati dalla più totale irrazionalità.

Le porte interne, come detto, sono state usate come comburente, e quelle risparmiate sono state sfondate a calci.

Elevato il livello di inquinamento ambientale: i primi accessi ci hanno posto di fronte ad una cloaca a cielo aperto. L’ultimo di questi accessi, effettuato dopo una, per quanto possibile, pulizia generale ci ha presentato un analogo scenario con l’aggiunta di montagne di profilattici utilizzati in ‘romantici’ appuntamenti.

Non tutti i sanitari sono salvi, molti gli accessori rotti o mancanti.

Per quanto riguarda gli esterni, sui quali mai alcun intervento (se non per le opere di sbancamento necessarie) è stato realizzato, c’è da rilevare che la quota pavimento della palestra è al di sopra della quota campagna di una misura variabile dai 20 cm agli 80 cm; pertanto si rende necessario innalzare il piano campagna al fine di garantire il libero deflusso attraverso le uscite di sicurezza (attualmente 8 per la sola palestra: certamente sovrabbondanti).”

Gli interventi previsti

Il progetto appaltato dalla Provincia prevede il ripristino funzionale che secondo i due tecnici curatori del progetto “è abbastanza complicato alla luce della situazione riscontrata”.

“Di certo – continuano i progettisti- il rifacimento degli impianti, i cui schemi non è stato facile ricostruire, è la cosa che richiederà un controllo contestuale alla loro realizzazione.

Gli interventi da attuare sono la disinfestazione generale, la sostituzione parziale degli infissi esterni e di tutte le vetrate, il rifacimento di tutte le porte interne, gli interventi sugli intonaci, la sostituzione delle porte per le uscite di sicurezza e la contemporanea riduzione del numero con chiusura di alcune delle esistenti, l’integrazione dei sanitari e degli accessori, l’intervento di ripristino della pavimentazione della palestra, il rifacimento degli impianti elettrici (cercando di riutilizzare il sottotraccia esistente), la verifica degli impianti idrici e le sistemazioni esterne”. Mica poco. A questo si aggiungono gli allacci alla rete dei servizi esterni, tranne che per la fogna, che è già allacciata.

Che sia la volta buona? A quanto pare sì. Incrociando le dita speriamo che l’anno nuovo ci porti questo bel regalo, perché, come affermava il recentemente scomparso Nelson Mandela, artefice della lotta contro le discriminazioni razziali in Sudafrica, in fin dei conti il riscatto passa anche dallo sport.

Pubblicato sul numero di dicembre 2013 , per leggerlo e/o sfogliarlo clicca qui

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