Intervista a Paola Turci “A Cagnano porto la mia storia. Il Gargano? Quanti bei ricordi…”

1_2di EMANUELE SANZONE

Quest’anno la Festa Patronale si chiuderà con il concerto di Paola Turci, cantante romana che per ben nove volte ha calcato il teatro Ariston di Sanremo. Cosa ci proporrà la cantautrice? Chi è Paola Turci? L’interprete di “Bambini” e altri successi si racconta a Schiamazzi.

Paola cosa ci farai ascoltare durante la serata del 10 maggio?

Il dieci è una delle tappe del tour di questa stagione che riprende quello fermato in autunno l’ anno scorso. La scorsa fase del tour mi è piaciuto tantissimo perché è stato sintesi del mio storico musicale, del mio percorso senza togliere anche il fatto che siamo in quattro (io assieme ad un chitarrista, un batterista, un bassista):un concerto strepitoso. Abbiamo ripreso quindi il tour lo scorso 4 maggio da Chieti ed è stato bello ed emozionante perché ci siamo resi conto di aver messo insieme tutta una serie di arrangiamenti geniale che comprende tutta la mia storia musicale fino ad oggi e la parte dedicata alla trilogia di tre album partita nel 2010 di cui il primo è dedicato all’amore (“ Attraversami il cuore” ), il secondo all’universo femminile (intitolato Giorni di rose ) e poi l’ ultimo “Le storie degli altri”. Attraversami il cuore l’ho anche eseguito in acustico (quindi con la chitarra), non erano proprio concerti ma dei set, appunto, acustici che durano molto meno rispetto alle quasi due ore di concerto del tour. Nel live l’emozione viene moltiplicata, al contrario nel disco la produzione, la molteplicità arrangiamenti, e l’idea di una canzone trainante qui viene spogliata di tutto. Il mio primo lavoro ‘Stato di calma apparente’ l’ho inciso da sola in presa diretta, libera da quelle piccole cose e certi piccoli accorgimenti che condizionano il lavoro del cantante (le spinte a fare dei pezzi da passare in radio ad esempio. Infatti per me la fase della vendita di un disco è una conseguenza dell’obiettivo principale del mio lavoro, ovvero emozionarmi e far emozionare, capisci quindi che non è facile sempre unire l’emozione al marketing, ma io preferisco la prima.

Molti cantanti adesso subito sfondano grazie ai talent, mentre tu hai lavorato molto per guadagnarti il successo…

Ho cominciato a suonare nei locali e poi ho tentato la strada del Festival di Sanremo, registrando un quarantacinque giri: ero totalmente inesperta: abituata ai locali non sapevo proprio cosa fosse la celebrità. Per fortuna, il fatto che le prime tre volte non ebbi un grande successo mi è stato d’aiuto per ‘guardarmi intorno’ e di farmi anche un po’ le ossa aprendo la tournée di Luca Barbarossa; anche Paolo Conte scrisse una critica positiva alla mia prima esibizione a Sanremo. Quando nel 1989 con ‘Bambini’arrivai prima tra le Nuove Proposte, si scatenò una rivoluzione nella mia vita. Il successo in termini di popolarità mi ha spaventata con ragazzi addirittura sotto casa, perché io non avevo quelle intenzioni, non pensavo alla fama ma a cantare e fare musica. Non mi ero posta il problema, la telecamera era per me solo attrezzo tecnologico
Adesso sono molto più tranquilla ma mi sorprende ancora chi per strada mi riconosce: c’è grande tenerezza nei miei confronti, ed è il segnale che sono riuscita a trasmettere l’ impegno nel lavoro che faccio e non prestare fianco ai facili successi nonostante io faccia pop. Anche se con alcune canzoni sono arrivata prima in classifica, ci sono arrivata con criterio. La qualità è la prima cosa.

Dalle tue canzoni traspaiono le tue anime: quella più dolce come in ‘Attraversami il cuore’ e quella più grintosa come in ‘Ringrazio Dio’ portata a Sanremo. Il dualismo è solo musicale?

In realtà queste due anime sono una cosa sola: io dico sempre che tutti noi siamo una meravigliosa torta fatta da vari ingredienti. Tra i miei ingredienti ci sono la dolcezza e la fermezza trasmesse da mia madre e in questo sono cresciuta e mi sono ritrovata. Sono sempre in equilibrio, tra dolcezza e determinazione, la rabbia o l’indignazione, come in ‘Mani giunte’.

Sei stata sul Gargano già nel 2007, quando ad agosto ti sei esibita nel tour ‘Di comune accordo’ approdato a Rodi Garganico. Che ricordi hai del Gargano?

Dal momento che è quasi impossibile ricordare tutte le tappe dei miei concerti e che in un anno ne tengo 100-130, il Gargano per me è un posto che mi rimanda a qualche tempo fa, quando sono venuta in vacanza con gli amici anche se ci sono stata molto poco. Nonostante come zona della Puglia sia meno promossa e pubblicizzata rispetto al Salento io ci sono molto legata. Mi piace adesso che sono più grande ritornarci e riesco anche memorizzare meglio i posti.

In quel concerto eri con Marina Rei e Max Gazzé e la tua carriera è ricca di collaborazioni.

Io e Marina ci sentiamo quasi tutti giorni, siamo molto amiche. L’amicizia tra cantanti è molto bella e ti lega per sempre. Condividere musica è come lasciarsi andare, mostrarsi per quello si è, ‘a nudo’. Con Max l’ultima volta che ci ho cantato insieme è stato a Sanremo 2008 nella serata duetti in cui abbiamo duettato la sua canzone ‘Il solito sesso’. Con Carmen Consoli invece le strade si sono un po’ separate, anche per il fatto che lei adesso è in dolce attesa.

Oltre alle emozioni date dalle canzoni d’amore e non solo, c’è anche un impegno civile e sociale nelle tue canzoni?

La musica vuol rappresentare ciò che sono, con il tentativo di guardarmi intorno e considerare le altre persone e quindi inevitabilmente scaturisce desiderio di scrivere o di cantare canzoni che abbiano un contenuto riguardante il mondo che ci circonda, e quindi la realtà. Ad esempio per Bambini, la canzone con cui vinsi tra le Nuove proposte provo una grande gratitudine perché mi ha invitata a guardare l’altra parte del mondo, invitata a visitare luoghi dove bambini non hanno cure sanitarie e cibo, una realtà che volevo vedere. Mi ha resa migliore. Mi piacciono molto le canzoni d’ amore ma se una canzone ha qualcosa a che fare con gli altri, con il prossimo, assume tutto un altro fascino.

Cosa ispira le tue canzoni?

Ho sempre scritto canzoni sull’onda di qualcosa che mi ha colpito come Rwanda (che racconta della tragedia di quei luoghi, con la quale Paola ha ricevuto il Premio Amnesty Italia 2006, ndr) o ‘Mani giunte’. Adesso compongo musica ma scrivo di meno. Traggo ispirazione sono quasi sempre dai sentimenti dietro le notizie, dietro un fatto che può diventare un sogno, desiderio di ribaltare la realtà.

Torneresti a Sanremo?

Certo che ci tornei! È sempre un momento importante per chi fa questo mestiere, è istituzionale e poi potrebbe servirmi per mettermi alla prova dopo tanti anni (l’ultima volta che ci sono andata era il 2001) per vedere cosa succede. Ma bisogna essere pronti e finora non lo sono stata. Bisogna andarci con un disco già pronto e ciò richiede anche una certa cura e il tentativo di non omologarsi. Mai snaturarsi per vendere!”

Per approfondire: il sito ufficiale di Paola Turci

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