Vent’anni fa la notte gloriosa che riunificò i tedeschi

Pubblicato Lunedì, 16 Novembre 2009 19:17 Categoria: Cronaca Scritto da Antonio Cristiano Caccavelli Visite: 709

9 novembre 1989: finisce lo smantellamento del muro che divise Berlino e simbolicamente la Germania per ventotto anni dopo che nella conferenza di Yalta nel 1945, anno della fine della seconda guerra mondiale, si decise la scissione in quattro regioni del territorio tedesco. Considerato anche come il confine della cosiddetta “cortina di ferro”, cioè il limite tra la zona di influenza in Europa degli Stati Uniti e quella dell’ex Unione Sovietica, il muro fu eretto tra il 12 e il 13 agosto 1961 dal regime comunista della Germania Est (DDR) a causa delle continue fughe della popolazione della parte nord-est della Germania (occupata dai sovietici) verso la parte ovest (occupata rispettivamente da Regno Unito a nord-ovest, da Francia a sud-ovest e da Stati Uniti a sud-est). Inizialmente a Berlino la separazione tra le due diverse parti politiche era composta solamente da filo spinato, ma a partire già dal 15 agosto del ’61 vennero utilizzati cemento e pietra per finire alla costruzione di un vero e proprio muro alto circa tre metri e mezzo e lungo 155km dopo quattro diversi momenti di edificazione, rispettivamente nel 1961, 1962, 1965 e 1975. La scusante della Germania Est per l’innalzamento del muro, descritto come “protezione antifascista”, fu quella di impedire alla Germania Ovest (BRD) di attaccarla, ma la vera causa fu evitare la fuga di professionisti e di lavoratori verso la Germania “alleata” . Dopo l’ultima edificazione del ’75 i tentativi di passaggio da una zona all’altra furono quasi impossibili a causa di ingenti installazioni della DDR di posti di blocco con mezzi pesanti e di torri con cecchini e al rafforzamento con cemento armato del muro . Numerose furono le spese per questo impiego massiccio di materiale da costruzione che ammontavano a 16 milioni circa di marchi tedeschi, equivalenti tra gli 8 e i 9 milioni di euro. Chi tentava il coraggioso salto veniva sparato a vista dai Vopos, i poliziotti di guardia; a causa di ciò perirono all’incirca 250 persone, la maggior parte giovani, e per questo motivo il muro fu rinominato “striscia della morte”. Conseguenze gravi ne ebbe la Germania Est, in quanto il muro fu considerato il simbolo della tirannia comunista, soprattutto per le uccisioni sotto gli occhi degli stessi civili e dei media, ma la sua caduta sancì la fine dell’influenza sovietica sui governi dei territori dell’Europa centrale. Oggi ciò che ne è rimasto del muro è visibile solo in musei tedeschi o in pochissime zone della città di Berlino a causa dello smantellamento volontario dei cittadini dei pezzi di cemento armato di cui ero costruito al fine di renderli reliquie o ricordi di quella Germania divisa.

Una testimonianza riguardo la vita nella DDR e la caduta nel muro la da la Cancelliera Angela Merkel, capo del governo della Germania federale, in una intervista televisiva: “sono stata naturalmente formata da bambina e da adolescente nella DDR . Con l’amore dei miei genitori sono cresciuta serena, questo mi rimane. Ma la caduta del muro mi ha dimostrato che tutto è possibile, che tutto può accadere nella storia e nella vita in senso positivo. Nel 1989 in Germania è successo qualcosa di storico, meraviglioso e positivo per le vite personali. Anche oggi questa esperienza mi da la forza di osare, di tentare sempre, anche le sfide più impensabili”.

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